Duane michals: il cacciatore di tesori fotografici che ha rivoluzionato il racconto visivo

La scomparsa di Duane Michals, avvenuta il 9 giugno all'età di 94 anni, lascia un vuoto incolmabile nel panorama artistico. Ma chi era davvero Michals, al di là delle mostre e dei riconoscimenti? Come spiega l'ex modella Chris Royer, la chiave per comprendere il suo approccio risiede in un termine ungherese: kinscvadászat, ovvero “la caccia al tesoro”. Un’espressione che rende perfettamente l'idea di un viaggio creativo costellato di scoperte inaspettate.

Dall'arte al fotogiornalismo: un percorso inatteso

Nato nel 1932 a McKeesport, Pennsylvania, Michals mostrò fin da giovane un'innata predisposizione per l'arte, frequentando corsi di acquerello all'età di soli 14 anni. Dopo una laurea all'Università di Denver e un breve periodo nell'esercito, si iscrisse alla Parsons School of Design con l'intenzione di diventare graphic designer. Tuttavia, un viaggio in URSS nel 1958 cambiò radicalmente il suo destino. Le fotografie scattate durante quella vacanza accesero una passione irrefrenabile per la fotografia, spingendolo ad abbandonare le ambizioni di art director per dedicarsi anima e corpo alla creazione di immagini.

Queste prime fotografie, esposte nel 1963 alla Underground Gallery di New York, segnarono l'inizio di una carriera straordinaria, in cui Michals avrebbe saputo unire la sensibilità dell'artista alla capacità di raccontare storie attraverso le immagini. Un talento che non passò inosservato: già alla fine degli anni '60, il maestro collaborava con le prestigiose testate di Condé Nast.

Johnny cash allo specchio: un ritratto innovativo

Johnny cash allo specchio: un ritratto innovativo

Uno dei suoi primi incarichi per Condé Nast fu un ritratto di Johnny Cash per il numero di Mademoiselle di novembre 1969. Lontano dalle convenzioni del ritratto tradizionale, Michals fotografò il musicista attraverso una finestra, utilizzando il proprio riflesso come elemento primario dell'immagine. Un'operazione che lo portò a inserirsi attivamente nelle proprie opere, anticipando un approccio che sarebbe diventato un tratto distintivo del suo stile. Questa scelta non fu casuale, ma una precisa volontà di interferire con la realtà, di trasformare l'immagine in un racconto più profondo e personale.

Il padre della narrazione fotografica

Il padre della narrazione fotografica

Come sottolineò il critico Philip Gefter sul New York Times, Michals fu “un artista di significativa importanza”, considerato “il padre della narrazione fotografica sequenziale”. Introducendo il testo come elemento narrativo e creando sequenze di immagini che raccontavano storie complesse, Michals rivoluzionò il linguaggio della fotografia, aprendo nuove prospettive espressive. Il suo coraggio di essere apertamente gay in un'epoca in cui l'omosessualità era ancora stigmatizzata, aggiunge un ulteriore spessore alla sua figura di artista e di uomo.

Vogue: moda, arte e reportage

Negli anni '70 e '80, Michals divenne un collaboratore assiduo di Vogue, spaziando tra shooting di set di film come Il Grande Gatsby, reportage sulla San Francisco Ballet e sul lavoro della designer Elsa Peretti, e ritratti di personalità come Yves Saint Laurent, Dudley Moore e Philip Glass. La sua creatività raggiunse l'apice nel 1976, quando gli fu affidata la realizzazione di due portfolio per le collezioni primavera e autunno.

Per la primavera, Michals ebbe l'idea geniale di fotografare le modelle come