La corte suprema: tra le decisioni audaci, un'inattesa svolta?
L'aria a Washington era densa di aspettative, ma il verdetto della Corte Suprema ha lasciato molti a bocca aperta. Tra decisioni che ricordano un'arbitraria ripartizione di falli a una partita di basket – un favore all'una, un torto all'altra – si intravede forse un tentativo di riabilitare l'immagine di un'istituzione spesso percepita come distante e faziosa.
Un'onda di critiche e due sentenze controvers
Solo una settimana fa, la Corte aveva emesso due sentenze pesantissime, che colpivano duramente le comunità di migranti, imponendo scadenze arbitrarie per i rifugiati con Protezione Temporanea. La reazione non si è fatta attendere, un coro di proteste che, a quanto pare, non ha scalfito la granitica maggioranza conservatrice. Ma le decisioni di lunedì suggeriscono un cambio di rotta, un timido tentativo di recuperare credibilità.
Innanzitutto, la Corte ha confermato il risarcimento di 5 milioni di dollari a E. Jean Carroll per le diffamazioni di Donald Trump riguardanti un’accusa di aggressione sessuale. Un colpo, seppur minimo, per l'ex presidente, che ora dovrà affrontare un altro processo per 83 milioni di dollari, sempre a causa delle sue continue accuse infondate. L'appello è scontato, e la battaglialegale proseguirà.
Poi, in una sentenza a firma del Chief Justice John Roberts, la Corte ha stabilito che il presidente non può destituire Lisa Cook dalla Federal Reserve, un organo indipendente. Tuttavia, con una mossa che denota la sua peculiare abilità nel bilanciare i poteri, la Corte ha invece dato il via libera alla rimozione di Rebecca Slaughter dalla Federal Trade Commission, ampliando i poteri presidenziali su un vasto numero di funzionari amministrativi. Si tratta di un'inversione di una sentenza risalente al 1935.
Le divisioni in Corte sono state evidenti: 5 a 4 nel caso Cook, 6 a 3 nel caso Slaughter, con solo Roberts e Kavanaugh a votare a favore del presidente in entrambi i casi.

La posta in arrivo per trump e il futuro delle agenzie
Roberts ha giustificato la sua decisione nel caso Cook sottolineando che permettere al presidente di destituire un membro della Federal Reserve “per cause” trasformerebbe il suo status in un “impiego a discrezione”, in contrasto con la legge e la tradizione bancaria. Nel caso Slaughter, invece, ha affermato che “i subordinati che esercitano il potere del presidente sono soggetti alla sua rimozione”, un principio che, a suo dire, garantisce la responsabilità del presidente nei confronti del popolo.
Ma la decisione più esplosiva, quella che ha fatto drizzare le antenne alla Casa Bianca, riguarda l'approvazione della legge del Mississippi che consente di contare le schede elettorali per posta arrivate entro cinque giorni dalla data delle elezioni. Un verdetto a maggioranza (5 a 4), con Roberts e Barrett che si sono schierati con i giudici liberali, che ha sconfitto le ripetute accuse di frode elettorale da parte di Trump. Questo significa che leggi simili rimarranno in vigore in almeno 18 stati e territori, comprese zone chiave come Nevada e California.
Nonostante le reazioni di sbigottimento che inevitabilmente si sono scatenate, la decisione più significativa resta l'ampliamento dei poteri presidenziali sulla Federal Trade Commission. La Corte, con questa mossa, continua a sostenere la teoria dell'“esecutivo unitario”, un principio costituzionale contestato che attribuisce al presidente poteri illimitati. L'eccezione concessa alla Federal Reserve dimostra solo che la maggioranza conservatrice è ancora saldamente ancorata al potere del denaro.
È facile immaginare Trump che si ergerà a vittima, ma le dinamiche del potere sono spesso controintuitive: plus ça change, plus c'est la même chose. La Corte Suprema, con le sue decisioni contraddittorie, ci ricorda che il gioco delle carte è tutt'altro che concluso.