Poliestere: il rapper fakemink dichiara guerra al tessuto, ma la moda lo adora?
La Moda, come spesso accade, è un campo di battaglia ideologico. E l'ultimo a schierarsi è Fakemink, rapper britannico di culto, che ha scatenato un putiferio con una dichiarazione categorica: “Non voglio indossare poliestere. Non credo che nessuno dovrebbe indossarlo”. Parole che, in un’intervista rilasciata a British Vogue, hanno acceso un dibattito che, a quanto pare, covava sotto la cenere da tempo.
L'avversione di un rapper e il boom sui social
La vicenda è semplice: Fakemink, cresciuto con tessuti naturali grazie alla madre, ex commessa di lusso e stylist occasionale, ha ripudiato il poliestere. Il suo rifiuto, amplificato dai social media, ha fatto tendenza, con il rapper che ha poi precisato di indossare solo cotone, denim, lana e cashmere. Un’affermazione che ha acceso una scintilla, rivelando un malcontento latente nei confronti del poliestere, spesso associato alla fast fashion e a una qualità discutibile.

Il paradosso: la moda alta lo brama
Eppure, mentre i consumatori diventano sempre più esigenti e informati, la realtà è ben diversa. Nonostante l'ondata di critiche, il poliestere è più utilizzato che mai. Secondo Changing Markets Foundation, rappresenta ben il 69% dei materiali utilizzati nell'industria della Moda, spinta dall'accelerazione della fast fashion. Ma la vera sorpresa arriva dalle sfilate di alta Moda, dove, accanto a una valanga di latex, abbiamo assistito a un ritorno trionfale del poliestere, trasformato in capi impermeabili e futuristici.
Raffaella Scimeca, CMO del Gruppo Florence, sottolinea come “il poliestere sia diventato un argomento sempre più presente nel dibattito sulla Moda, soprattutto sui social media, dove le etichette vengono giudicate frettolosamente”. Un giudizio spesso binario: naturale è buono, sintetico è cattivo.

No kill magazine: la denuncia e la provocazione
È in questo contesto che interviene No Kill Magazine, con un progetto provocatorio, “Luxury Loves Polyester”, che ha messo in luce l'utilizzo del poliestere da parte di brand di lusso come Gucci, Balmain e Miu Miu. Katya Moorman, editor della rivista, non usa mezzi termini: “Non c'è nulla di lussuoso nell'utilizzare consapevolmente materiali dannosi per le persone e per il pianeta. È l'opposto del lusso, è grottesco”.
Un “miracolo” con un costo ambientale elevato
Il poliestere, nato quasi 75 anni fa come “miracolo” tessile grazie alle sue proprietà anti-grinze, anti-usura e anti-sbiadimento, è in realtà un polimero derivato dal petrolio. Un materiale incredibilmente economico da produrre, ma con un costo ambientale altissimo. Sebbene in passato fosse considerato sinonimo di abbigliamento scadente, negli anni '70 ha trovato nuova linfa grazie a Mary Ellen Smith, che lo ha trasformato in PolarFleece per Patagonia e, negli anni '90, in Dri-Fit per Nike, elevando il poliestere al rango di tessuto performante.
Oggi, il poliestere è responsabile del 43% delle emissioni di CO2e legate alla produzione di fibre. Senza contare i rischi per la salute dei lavoratori delle fabbriche e l'inquinamento delle acque. Ma la sua praticità, la sua resistenza e la sua capacità di mantenere la forma e il colore lo rendono un materiale ancora irrinunciabile per molti designer.
Quando il poliestere è una scelta tecnica, non una scorciatoia
Vincenzo Cangiolio, presidente di Lanificio Cangioli 1859, spiega che “in determinate situazioni, il poliestere può essere tecnicamente giustificato, anche nell'alta Moda. Alcuni effetti estetici e strutturali sono estremamente difficili da ottenere con fibre naturali”. Basti pensare agli impermeabili, ai costumi da bagno o agli indumenti sportivi. E per questo, anche brand attenti alla sostenibilità sono costretti a ricorrere al poliestere, almeno per fili, rifiniture ed etichette.
La tendenza verso i capi “mono-materiale”, con zip e bottoni realizzati nello stesso tessuto, è un passo nella giusta direzione, come sottolinea Raffaella Scimeca. E come dimostra Issey Miyake con la sua linea Pleats Please, il poliestere può essere elevato a vera e propria arte, creando pieghe permanenti grazie all'applicazione di calore.
In definitiva, come afferma Ione Gamble, fondatrice di Polyester Zine, “è necessario un po' più di sfumature. Non tutti i tessuti sintetici sono uguali, e non è corretto giudicare a priori un materiale senza conoscerne le proprietà e gli utilizzi”. Forse, il futuro non sarà quello di eliminare completamente il poliestere, ma di utilizzarlo in modo più intelligente e consapevole, trasformando un tempo simbolo di scarsa qualità in un materiale prezioso e versatile.
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