Esperimento di Libertà Temporale: Un'Esplorazione Personale
Il contesto iniziale: l'esilio volontario
Il testo originale descrive un periodo di riflessione e isolamento, intensificato dalle restrizioni imposte dalla pandemia di COVID-19. L'autrice, già abituata a un certo grado di esilio – una scelta personale volta a comprendere meglio se stessa e il suo senso di non appartenenza – si ritrova ad affrontare una situazione di isolamento forzato. Questo evento amplifica la sua condizione, portandola a interrogarsi sul significato dell'immobilità e sulla perdita del controllo del tempo e dello spazio.
La domanda iniziale: l'impotenza e la preoccupazione
L'autrice si trova a confrontarsi con una sensazione di impotenza e difficoltà a trovare un significato in questa nuova realtà. Inizialmente, pensa che la sua preoccupazione derivi dalla paura per amici e parenti all'estero, ma presto si rende conto che la causa è più profonda: una tendenza a minimizzare o evitare le emozioni negative, soprattutto in situazioni di crisi. Crede fermamente che l'energia sia influenzata dall'umore e dalla forza del pensiero.
L'esilio nell'esilio: una riflessione profonda
La chiave di volta della riflessione risiede nella distinzione tra l'esilio volontario, una condizione scelta e gestita dall'autrice, e l'esilio imposto dalla pandemia. Il primo era un rifugio, un luogo di creatività e introspezione. Il secondo, invece, è una limitazione forzata, che rende difficile la creazione e genera una sensazione di frustrazione. Questa differenza segna un punto di svolta nella comprensione della situazione.
La ricerca di una soluzione: riconquistare il tempo
Per contrastare questo stato di isolamento imposto, l'autrice decide di non farsi sopraffare, ma di cercare una strategia per reagire. Riconosce la necessità di scavare più a fondo nei propri limiti creativi e di capire cosa blocca la sua espressione artistica. Identifica la notte come il momento di maggiore fluidità creativa, quando le idee e l'ispirazione fluiscono liberamente.
Il progetto “atlantide”: manipolazione del tempo
L’autrice, con l’aiuto di Morgana, decide di spostare la lancetta dell’orologio di tre ore indietro, creando un “tempo atlantideo”. Questa scelta non è casuale: Atlantide, un luogo mitico e inaccessibile, rappresenta un non-tempo, un’opportunità per sperimentare una nuova percezione del tempo e dello spazio. L'obiettivo è di ritagliare uno spazio di libertà temporale, recuperare la creatività e dimostrare che, nonostante le limitazioni fisiche, il tempo rimane un elemento plasmabile.
L'arte in tempi di crisi: sensibilità e simbologie
L’autrice riflette sul ruolo dell’artista in tempi di crisi, proponendo di stimolare la sensibilità piuttosto che alimentare l’ego. Suggerisce che gli artisti potrebbero utilizzare simboli significativi, come le mascherine, per esprimere un tentativo di visibilità e comprensione. Conclude con la promessa di condividere il suo lavoro artistico, sperando di ispirare una riflessione sul valore del tempo e sulla necessità di riappropriarsene.
