Il sequel di 'the social network': sorkin rivela i segreti del nuovo zuckerberg?
La promessa di un ritorno nell'universo di Mark Zuckerberg, questa volta con l'ombra di Frances Haugen a illuminare le sue scelte, ha scosso il panorama culturale americano. Il sequel di 'The Social Network', atteso per il 9 ottobre 2026, giunge con un trailer che promette scintille e solleva interrogativi cruciali: siamo pronti per un'altra dose di dialoghi serrati e ambizioni sfrenate, o rischiamo di cadere nel cliché del 'molti uomini bianchi che urlano'?
L'eco del passato e le nuove sfide
Confessiamo, il rapporto con Aaron Sorkin è complesso per molte donne della mia generazione. Da un lato, l'ammirazione per 'The West Wing', vista e rivista innumerevoli volte. Dall'altro, la consapevolezza che una nuova visione di quell'ode al neoliberismo potrebbe essere letale per la sanità mentale. Ricordo ancora con piacere la pungente analisi di Sarah Nicole Prickett, un vero e proprio smantellamento del suo lavoro che ha lasciato il segno.
Eppure, c'è qualcosa nei film di Sorkin, come 'Molly’s Game', 'Being the Ricardos' e 'The Trial of the Chicago Seven', che ha il potere di lenire i postumi di una serata un po' troppo movimentata. Un debito di gratitudine, direi, per innumerevoli domeniche mattutine.
Il trailer del nuovo film ci offre scorci intriganti. Aubrey Plaza? Un'illusione! Al suo posto, Mikey Madison, che interpreta Frances Haugen. L'iconico giubbotto tecnico, un must-have per le ragazze della Silicon Valley. Wunmi! E poi, la scoperta: Jeremy Strong, nei panni di Zuckerberg, sfoggia un taglio di capelli che ricorda quello del suo alter ego nella vita. Un'interpretazione che, nonostante qualche licenza poetica dovuta al metodo attoriale di Strong, risulta stranamente convincente.
Chi può dimenticare l'epoca in cui non si sospettava che Facebook potesse alimentare l'ansia e la depressione tra gli adolescenti? Ironia della sorte, le chat di Facebook sono state la mia ancora di salvezza durante il liceo. Ma, diciamocelo chiaramente, Zuck non merita applausi per questo.
“La mafia sarebbe un nemico più facile da affrontare”, recita una battuta che sa di Sorkin. E infatti, il dialogo serrato, il ritmo incalzante, sono tratti distintivi del suo stile. “Siamo post-governo qui”, afferma un altro personaggio, un'espressione che evoca subito il cinismo dei CEO tecnologici descritti in 'Veep'. Un costo esorbitante per l'istruzione, certo, ma che mi ha permesso di accumulare una conoscenza enciclopedica delle battute di 'Veep', pronta per ogni occasione.

Il ritorno di un'icona e le domande aperte
Un riferimento a 'The Social Network', un'eco del passato che risuona nel presente. E la musica? Trent Reznor? Sarebbe un sogno poterlo risentire. Le aspettative sono alte, molto alte.
La vera sfida per Sorkin sarà quella di cogliere il momento culturale che stiamo vivendo, un'epoca dominata dalla dipendenza digitale e dalla crescente consapevolezza dei rischi nascosti dietro le piattaforme social. Riuscirà a farlo, o si limiterà a offrirci un'altra rappresentazione stereotipata del mondo tech?
Il tempo ci dirà. Ma una cosa è certa: il sequel di 'The Social Network' è già un evento culturale, un'occasione per riflettere sul potere, l'ambizione e le conseguenze inaspettate della rivoluzione digitale. E forse, solo forse, per capire un po' meglio chi è davvero Mark Zuckerberg.
