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Sfilate milano e parigi: la moda continua a ignorare le curve?

Le passerelle internazionali, da New York a Parigi, hanno sfilato con le loro collezioni autunno/inverno 2026/27, e l'eco delle poche voci che si sono levate a favore di una maggiore inclusività sembra essersi arenata contro una corrente di immobilismo preoccupante. Balenciaga e Givenchy hanno osato, certo, ma si tratta di sporadici lampi in un cielo altrimenti dominato da silhouette longilinee e standard di bellezza irraggiungibili.

La realtà dei numeri: una fotografia impietosa

I dati parlano chiaro: su 7.817 look presentati in 182 sfilate, il 97,6% appartiene a modelle di taglie standard (US 0-4). Un misero 2,1% rientra nelle taglie medie (US 6-12) e solo lo 0,3% spazia oltre la taglia US 14+. Un calo significativo rispetto alla stagione precedente, dove la rappresentanza plus-size si attestava allo 0,9%. La situazione è particolarmente critica a Parigi, dove solo nove marchi su 65 hanno incluso modelle plus o mid-size. Londra, con il 92,7% di taglie standard, il 6,5% medie e l'0,8% plus-size, si conferma l'eccezione che conferma la regola, grazie anche al ritorno di Karoline Vitto, designer all'avanguardia nell'inclusività.

Ma cosa significa questo per le consumatrici? Tiffany Hsu, chief buying officer di Mytheresa, sottolinea come la domanda di taglie più ampie sia “un'opportunità significativa” che i marchi faticano a cogliere. La difficoltà non risiede tanto nella mancanza di interesse da parte delle clienti, quanto nella limitata disponibilità di capi di abbigliamento nelle taglie desiderate.

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L'autenticità come bussola: christian siriano e ester manas

Christian Siriano, stilista americano che si distingue per il suo impegno nell'inclusività, afferma: “Non puoi celebrare corpi diversi sulla passerella e poi non realizzare i vestiti per loro. Non ha senso.” La sua esperienza dimostra che l'inclusività, quando autentica, può tradursi in un successo commerciale. Allo stesso modo, Ester Manas, marchio parigino dedicato all'abbigliamento per tutte le taglie, vede il 60-70% dei suoi clienti online rientrare nella categoria plus-size. La chiave? Una comunicazione trasparente e una narrazione che celebri la diversità.

L'influencer Remi Bader, cresciuta grazie a video onesti e diretti sulle difficoltà nel trovare abbigliamento della sua taglia, ha viaggiato da New York a Londra per assistere alle sfilate di Karoline Vitto e Di Petsa. La sua esperienza è un monito: la visibilità sulla passerella deve tradursi in un'offerta concreta per le consumatrici.

Un divario incolmabile tra passerella e guardaroba?

Un divario incolmabile tra passerella e guardaroba?

Un sondaggio esclusivo di Vogue Business ha rivelato che quasi la metà dei consumatori (48%) si sente sotto pressione per perdere peso per sentirsi alla moda, spesso a causa delle difficoltà nel trovare la propria taglia. Nel settore del lusso, il problema è ancora più acuto: il 27% delle donne plus-size dichiara di non riuscire mai o quasi a trovare la propria taglia tra i marchi di alta moda. Lo scollamento tra l'immagine inclusiva proiettata sulle passerelle e la realtà dei capi disponibili in vendita è sempre più evidente e frustrante per le consumatrici.

La strada verso una vera inclusività nella moda è ancora lunga e irta di ostacoli, ma la voce di stilisti come Siriano e Manas, unita all'azione di influencer come Bader, potrebbe innescare un cambiamento significativo. Non si tratta solo di mostrare corpi diversi, ma di offrire loro la possibilità di vestirsi con stile e dignità, senza compromessi.